
Tutte le biografie dei
Queen sono legate alla loro straordinaria produzione musicale ed in particolare a quel genio musicale che risponde al nome di Freddy Mercury. I tantissimi video che rincorriamo sulla rete, mostrano di solito Freddy solidamente seduto di fronte ad un pianoforte gran coda che è stato di gran lunga il suo strumento preferito. Non tutti conoscono, però, quello che sono i risvolti ed il rapporto di amore - odio che i
Queen hanno avuto con gli altri strumenti a tastiera ed in particolare i sintetizzatori.
Nelle righe successive, cercherò di fare una disamina quanto più corretta possibile dell’uso dei sintetizzatori ad opera dei
Queen, ripercorrendo a lunghi tratti anche la loro straordinaria carriera musicale.
Anni ’70
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| Moog Modular |
I sintetizzatori iniziarono a prendere il sopravvento nella musica moderna a partire dalla seconda metà degli anni '60, grazie al genio di Bob Moog, inventore del primo e indimenticato
Moog Modular (Fig.01) che andava ad affiancarsi agli unici strumenti elettrici a tastiera già esistenti: pianoforti elettrici o organi come
Farfisa,
Hammond,
Wurlitzer o
Rhodes.
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| Mellotron |
Il primo incontro ravvicinato fra i
Queen e il
Moog Modular avvenne nei primissimi anni '70, quando la band era già composta dalla sua line-up definitiva. Il problema è che i nostri non furono minimamente impressionati dalle potenzialità di questa grande invenzione. Stando a ciò che disse John Deacon in un'intervista anni dopo, scopriamo che non fu assolutamente di loro gradimento questo “coso” che emetteva suonacci non avvicinabili a nulla di musicalmente orecchiabile.
Neanche nuove invenzioni come il
Mellotron (Fig.02), uno dei primi emulatori orchestrali, furono bene accette in quanto i suoni che emettevano erano ancora molto scarni.
Il problema, parlando un pò più tecnicamente, era che ai
Queen non andava giù la monofonia di questi strumenti, soprattutto del Moog.
Cos'è la monofonia? Semplicisticamente, è la possibilità di poter suonare esclusivamente una sola nota alla volta; per fare un banale esempio, è impossibile suonare un accordo e se si prova a suonare anche due sole note insieme, una delle due si annullerà. Questo limite non garantiva ai
Queen quel sound corposo che invece cercavano!
In fondo, i
Queen non avevano neanche bisogno di queste nuove trovate sonore. Il loro sound era già bello che formato. Sarebbe stato inutile tentare nuove strade, meno sicure, come tentarono prima di loro gruppi quali i
Pink Floyd o i
Genesis. Anche perché questi strumenti erano in pieno sviluppo, ancora poco affidabili e forse fu anche questo a farli desistere.
Per entrare come un treno in corsa nel mondo del music business avevano già dalla loro parte la grande capacità di realizzare musica di grande impatto, quindi (a loro parere) non c'era bisogno di tutta questa “elettronica sperimentale”.
Bastavano già le geniali trovate di Brian May, che impiegava giornate intere a settare la sua Red Special e il suo Vox AC30, scovando soluzioni sonore tra le più incredibili, a non far rimpiangere assolutamente il non-uso di alcun sintetizzatore nel corso di tutti gli anni '70.
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| Hammond |
Anzi, proprio per evidenziare questa loro scelta, su ogni LP fino a
Jazz, fu piazzata una scritta in fondo ai credits, che nel corso di quella decade, sarebbe diventata un marchio di fabbrica del gruppo
“No synthesizers used on this LP”.
Gli unici strumenti elettrici a tastiera utilizzati furono l'organo
Hammond (Fig.03) nelle sessions di
Queen II e un piano elettrico Rhodes in quelle di
A night at the opera e
A day at the races.
Arriva la fine degli anni '70 e come normale che sia, i
Queen iniziano a pensare a qualche innovazione sonora per gli anni a venire, dopo aver chiuso una decade di puro rock prettamente acustico.
Nel frattempo i sintetizzatori hanno subito delle continue evoluzioni. Gruppi quali i
Kraftwerk, i
Roxy Music, gli stessi
Pink Floyd iniziano a introdurre nelle proprie produzioni i primi synth polifonici, che avevano la capacità di eseguire anche molte note di suoni diversi nello stesso istante (da 2 a 4 o ad 8 note di polifonia. Se si considera che oggi i migliori sintetizzatori arrivano anche a 128 note ed oltre…), come
Oberheim 2 voice,
4 voice e
8 voice e marchingegni di altre marche come Korg e Roland ancora oggi presenti con le loro workstation e synth di ogni tipo.
Anni ’80
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| Oberheim OB Xa |
Così i
Queen, tentati da queste nuove sonorità “sintetiche”, molto più evolute ed ascoltabili rispetto al passato, iniziano a farne uso a partire dalle sessions di
The Game.
I primi synth che vennero utilizzati furono gli della
Oberheim serie
OBX (sia la prima serie X che quella successiva Xa -
Fig.04): synth che riproporranno per alcuni anni a venire. Dopo aver avuto ottimi riscontri, dalle soluzioni utilizzate in brani quali
The Game e
Another one bites the dust, i nostri, avendo ricevuto un'offerta da Dino de Laurentis, accettano di comporre la colonna sonora di
Flash.
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| Jupiter-8 |
Trattandosi di temi fantascientifici, non potevano escludere da questa produzione l’uso dei sintetizzatori: decisero quindi di riutilizzare i fidi Oberheim provenienti dalle sessions di
The Game, il nuovo synth
Roland Jupiter 8 (Fig.05) e un nuovo macchinario arrivato sul mercato in quel periodo: il
Fairlight CMI (Fig.06).
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| Fairlight CMI |
Quest’ultimo rappresentava quanto di più sofisticato la tecnologia dell’epoca potesse produrre: un synth fin troppo all'avanguardia per quel periodo dato che era direttamente collegato a una sorta di preistorico computer (in stile Atari di qualche anno fa) con addirittura 28 Mb di memoria per nuovi campionamenti e 16 note di polifonia. Un mostro insomma... anche se intrasportabile dal vivo per le sue enormi dimensioni. E mostruoso era anche per il prezzo, dato che si aggirava intorno alle parecchie decine di milioni (di lire…).
Ad ogni modo il
Fairlight CMI farà compagnia alla band in studio per tutta la prima metà degli anni '80.
Nelle date giapponesi per la promozione dell'album
Flash Gordon, Freddie suonò per la prima (ed unica volta) un synth sul palco, il
Roland Jupiter 8. Nel video promozionale di
Flash Gordon, invece, è possibile vedere Brian che suona l’
Oberheim OBX.
Per l'album
Hot Space, come ben sappiamo, i
Queen scelsero di seguire nuove strade ritmiche e compositive, affiancandosi un pò a ciò che era stato fatto da Michael Jackson con il suo primo album.
Brian May e la sua Red Special furono praticamente chiusi a chiave in bagno e fu dato ampio spazio ai sintetizzatori, con l'uso ancora del
Fairlight (ulteriormente evoluto nella
Serie III), di nuovi
Oberheim della serie
OBX e dello
Jupiter 8 che sarà importantissimo in tutto il futuro dei Queen. E' possibile già vederlo nel video promozionale di
Las Palabras de amor fino all’uso che ne fa Spike Edney nel
Tribute Concert del 1992, quando lo
Jupiter 8 era ormai più che datato.
Questi strumenti (escluso il
Fairlight, per ovvi motivi di praticità) furono usati anche in tour per promuovere
Hot Space: album nel cui successivo tour fa la sua comparsa sul palco, e per la prima volta nella storia dei
Queen, la figura del tastierista, impersonato prima da Morgan Fisher, poi sostituito, per diverbi con la band, da Fred Mandel, allora tastierista di Elton John, che accompagnerà i
Queen dal vivo solo in quest'occasione, anche se il suo contributo sarà ancora fondamentale in studio durante le registrazioni di
The Works.
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| Roland VP 330 |
Proprio grazie all'amato
Jupiter 8, i
Queen diedero vita a quell'arpeggio continuo che è la base di
Radio Ga Ga. Oltre a questo fu usato anche il
Vocoder VP 330 (Fig.07) della Roland per
Machine (Or Back To Humans) e un pianoforte elettrico
Yamaha CP80, escludendo
Oberheim OBXa e
Fairlight, seppur ancora in pieno uso.
Dal vivo, Spike Edney (ex tastierista dei Boomtown Rats di Bob Geldof), fu chiamato a sostituire Fred Mandel.
Nel suo setup live, facevano parte i soliti
Jupiter 8 e
Oberheim OB Xa con l'aggiunta del
Roland VP 330 che Spike usava nel suo solo a metà spettacolo.
Nota: La necessita per i Queen di avere un tastierista aggiuntivo dal vivo va ricercata nell’impossibilità per Freddie di suonare un sintetizzatore, i cui suoni andavano modulati in tempo reale, e contemporaneamente cantare. Viceversa, c'è da dire che in studio, rarissimamente i Queen hanno lasciato suonare le tastiere a qualcun altro. Sottolineo infatti che i contributi di Spike Edney, Fred Mandel e Mike Moran, riguardano singole canzoni. Tutte le parti di synth venivano suonate indistintamente dai membri della band. Brian e John perdevano davvero tante ore davanti a questi sintetizzatori, nella ricerca di qualche particolare sonorità: ciò è più che normale se consideriamo e conosciamo la sviscerata passione di entrambi per l'elettronica. Tra l'altro, lo stesso Roger ne fece un uso massiccio nei suoi album solisti, dove a livello di tastiere, suonò quasi tutto lui (escludendo l'epoca dei Cross, dove fu ingaggiato il solito Spike Edney).
Freddie, al contrario, sembrava un pò meno attratto da queste tastiere anche se ne ha fatto largamente uso sia nei
Queen, sia nel suo primo album solista:
Mr Bad Guy. Ricordiamo che con un
Oberheim OB Xa ha composto uno dei riff più belli della storia dei
Queen, quello di
Football Fight nella colonna sonora di
Flash.
Fine anni '80 ad oggi
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| Yamaha DX7 |
A partire da
A kind of magic, iniziarono a fare la loro comparsa in studio, i primi strumenti digitali come la
Yamaha DX7 (Fig.08), una tastiera che, secondo i
Queen, si avvicinava molto di più alla concezione odierna di “strumento a tastiera”; utilissima per registrare gli archi e vari pads in
Who wants to live forever,
One Vision e in altri brani di quel disco.
Abbandonato l'ormai datato Fairlight, i
Queen iniziarono ad utilizzare un nuovo campionatore: l'
E-mu Emulator II (Fig.09) che Spike aggiunse anche al suo setup live insieme alla fedelissima
Jupiter 8 (per
Radio Ga Ga era ancora più che necessaria), affiancati da due
DX7, di cui una a disposizione di Brian per
Who wants to live forever, oltre al fidatissimo
Vocoder Roland VP330.
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| E-MU Emulator II |
Da qui in avanti, possiamo dire che finì l'era gloriosa dei synth puri. Le case iniziarono a produrre nuovi modelli ogni anno e la concezione di workstation digitale andò quasi completamente a sostituire quella di synth analogico. Nuovi modelli si fecero strada, dapprima il
Korg M1 (Fig.10), seguito dalla
Roland D50 (Fig.11) e poi dalla
D70, per proseguire con tanti altri di cui oggi è quasi impossibile tenere il conto. C’è da dire che per le registrazioni dell’LP
Miracle fu utilissima la
D50 della Roland per tutti i suoni di
The Miracle, Scandal e Was it all Worth it.
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| Korg M1 |
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| Roland D50 |
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| Roland JD 800 |
Per
Innuendo fu ripescata la
DX7, utilizzata per gli strings di
The show must go on. Nella stessa produzione si fece strada il
Korg M1 utilizzato in quasi tutte le tracce: esempio lampante è
Don't try so hard dove è ben evidente l'utilizzo di questa tastiera, grazie alla riconoscibilità di alcuni preset famosi di questo storico synth.
Per il concerto tributo a Freddie, Spike Edney utilizzò il fido
Jupiter 8 per
Radio Ga Ga, affiancato dal
Korg M1 e dal nuovo
Roland JD - 800 (Fig.12) come tastiere, mentre come piano digitale fece il suo ingresso sul palco il
Roland RD1000.
Brian utilizzò ancora la
DX7 per eseguire
Who wants to live forever. Stesso setup (escluso lo
Jupiter 8) fu utilizzato da Spike per il Tour di Brian,
Back to the light.
Nelle successive registrazioni in studio purtroppo, avendo ben pochi riferimenti, è quasi impossibile risalire a cosa fu utilizzato, anche se presumibilmente grazie anche all'aiuto di Spike, probabilmente furono utilizzati i più recenti prodotti Korg e Roland, dato che in quegli anni, Spike è diventato ufficialmente endorser della Korg e, di conseguenza, viene accompagnato da questa marca in ogni sua esibizione. In tutti i suoi concerti Spike ha fatto uso di molti prodotti Korg, tra cui i
Triton Extreme (Fig.13), l’organo ad emulazione
CX-3, fino al
Mini Vocoder MicroKorg (Fig.14).
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| Triton Extreme |
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| MicroKorg |