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c_100_152_16777215_00___images_archivio_img2008_Vincenzo_Siani_Queen_Synth_00_Queen.jpgTutte le biografie dei Queen sono legate alla loro straordinaria produzione musicale ed in particolare a quel genio musicale che risponde al nome di Freddy Mercury. I tantissimi video che rincorriamo sulla rete, mostrano di solito Freddy solidamente seduto di fronte ad un pianoforte gran coda che è stato di gran lunga il suo strumento preferito. Non tutti conoscono, però, quello che sono i risvolti ed il rapporto di amore - odio che i Queen hanno avuto con gli altri strumenti a tastiera ed in particolare i sintetizzatori.
Nelle righe successive, cercherò di fare una disamina quanto più corretta possibile dell’uso dei sintetizzatori ad opera dei Queen, ripercorrendo a lunghi tratti anche la loro straordinaria carriera musicale.


Anni ’70


Moog Modular
Moog Modular
I sintetizzatori iniziarono a prendere il sopravvento nella musica moderna a partire dalla seconda metà degli anni '60, grazie al genio di Bob Moog, inventore del primo e indimenticato Moog Modular (Fig.01) che andava ad affiancarsi agli unici strumenti elettrici a tastiera già esistenti: pianoforti elettrici o organi come Farfisa, Hammond, Wurlitzer o Rhodes.


Mellotron
Mellotron
Il primo incontro ravvicinato fra i Queen e il Moog Modular avvenne nei primissimi anni '70, quando la band era già composta dalla sua line-up definitiva. Il problema è che i nostri non furono minimamente impressionati dalle potenzialità di questa grande invenzione. Stando a ciò che disse John Deacon in un'intervista anni dopo, scopriamo che non fu assolutamente di loro gradimento questo “coso” che emetteva suonacci non avvicinabili a nulla di musicalmente orecchiabile. 
Neanche nuove invenzioni come il Mellotron (Fig.02), uno dei primi emulatori orchestrali, furono bene accette in quanto i suoni che emettevano erano ancora molto scarni.
 Il problema, parlando un pò più tecnicamente, era che ai Queen non andava giù la monofonia di questi strumenti, soprattutto del Moog. 
Cos'è la monofonia? Semplicisticamente, è la possibilità di poter suonare esclusivamente una sola nota alla volta; per fare un banale esempio, è impossibile suonare un accordo e se si prova a suonare anche due sole note insieme, una delle due si annullerà. Questo limite non garantiva ai Queen quel sound corposo che invece cercavano!

In fondo, i Queen non avevano neanche bisogno di queste nuove trovate sonore. Il loro sound era già bello che formato. Sarebbe stato inutile tentare nuove strade, meno sicure, come tentarono prima di loro gruppi quali i Pink Floyd o i Genesis. Anche perché questi strumenti erano in pieno sviluppo, ancora poco affidabili e forse fu anche questo a farli desistere.
Per entrare come un treno in corsa nel mondo del music business avevano già dalla loro parte la grande capacità di realizzare musica di grande impatto, quindi (a loro parere) non c'era bisogno di tutta questa “elettronica sperimentale”.

Bastavano già le geniali trovate di Brian May, che impiegava giornate intere a settare la sua Red Special e il suo Vox AC30, scovando soluzioni sonore tra le più incredibili, a non far rimpiangere assolutamente il non-uso di alcun sintetizzatore nel corso di tutti gli anni '70.

Hammond
Hammond
Anzi, proprio per evidenziare questa loro scelta, su ogni LP fino a Jazz, fu piazzata una scritta in fondo ai credits, che nel corso di quella decade, sarebbe diventata un marchio di fabbrica del gruppo No synthesizers used on this LP.
 Gli unici strumenti elettrici a tastiera utilizzati furono l'organo Hammond (Fig.03) nelle sessions di Queen II e un piano elettrico Rhodes in quelle di A night at the opera e A day at the races.

 Arriva la fine degli anni '70 e come normale che sia, i Queen iniziano a pensare a qualche innovazione sonora per gli anni a venire, dopo aver chiuso una decade di puro rock prettamente acustico.
 Nel frattempo i sintetizzatori hanno subito delle continue evoluzioni. Gruppi quali i Kraftwerk, i Roxy Music, gli stessi Pink Floyd iniziano a introdurre nelle proprie produzioni i primi synth polifonici, che avevano la capacità di eseguire anche molte note di suoni diversi nello stesso istante (da 2 a 4 o ad 8 note di polifonia. Se si considera che oggi i migliori sintetizzatori arrivano anche a 128 note ed oltre…), come Oberheim 2 voice, 4 voice e 8 voice e marchingegni di altre marche come Korg e Roland ancora oggi presenti con le loro workstation e synth di ogni tipo.

Anni ’80


Oberheim OB Xa
Oberheim OB Xa
Così i Queen, tentati da queste nuove sonorità “sintetiche”, molto più evolute ed ascoltabili rispetto al passato, iniziano a farne uso a partire dalle sessions di The Game. 
I primi synth che vennero utilizzati furono gli della Oberheim serie OBX (sia la prima serie X che quella successiva Xa - Fig.04): synth che riproporranno per alcuni anni a venire. Dopo aver avuto ottimi riscontri, dalle soluzioni utilizzate in brani quali The Game e Another one bites the dust, i nostri, avendo ricevuto un'offerta da Dino de Laurentis, accettano di comporre la colonna sonora di Flash.


Jupiter-8
Jupiter-8
Trattandosi di temi fantascientifici, non potevano escludere da questa produzione l’uso dei sintetizzatori: decisero quindi di riutilizzare i fidi Oberheim provenienti dalle sessions di The Game, il nuovo synth Roland Jupiter 8 (Fig.05) e un nuovo macchinario arrivato sul mercato in quel periodo: il Fairlight CMI (Fig.06).



Fairlight CMI
Fairlight CMI
Quest’ultimo rappresentava quanto di più sofisticato la tecnologia dell’epoca potesse produrre: un synth fin troppo all'avanguardia per quel periodo dato che era direttamente collegato a una sorta di preistorico computer (in stile Atari di qualche anno fa) con addirittura 28 Mb di memoria per nuovi campionamenti e 16 note di polifonia. Un mostro insomma... anche se intrasportabile dal vivo per le sue enormi dimensioni. E mostruoso era anche per il prezzo, dato che si aggirava intorno alle parecchie decine di milioni (di lire…).
Ad ogni modo il Fairlight CMI farà compagnia alla band in studio per tutta la prima metà degli anni '80. 
Nelle date giapponesi per la promozione dell'album Flash Gordon, Freddie suonò per la prima (ed unica volta) un synth sul palco, il Roland Jupiter 8. Nel video promozionale di Flash Gordon, invece, è possibile vedere Brian che suona l’Oberheim OBX. 

Per l'album Hot Space, come ben sappiamo, i Queen scelsero di seguire nuove strade ritmiche e compositive, affiancandosi un pò a ciò che era stato fatto da Michael Jackson con il suo primo album.

Brian May e la sua Red Special furono praticamente chiusi a chiave in bagno e fu dato ampio spazio ai sintetizzatori, con l'uso ancora del Fairlight (ulteriormente evoluto nella Serie III), di nuovi Oberheim della serie OBX e dello Jupiter 8 che sarà importantissimo in tutto il futuro dei Queen. E' possibile già vederlo nel video promozionale di Las Palabras de amor fino all’uso che ne fa Spike Edney nel Tribute Concert del 1992, quando lo Jupiter 8 era ormai più che datato. 
Questi strumenti (escluso il Fairlight, per ovvi motivi di praticità) furono usati anche in tour per promuovere Hot Space: album nel cui successivo tour fa la sua comparsa sul palco, e per la prima volta nella storia dei Queen, la figura del tastierista, impersonato prima da Morgan Fisher, poi sostituito, per diverbi con la band, da Fred Mandel, allora tastierista di Elton John, che accompagnerà i Queen dal vivo solo in quest'occasione, anche se il suo contributo sarà ancora fondamentale in studio durante le registrazioni di The Works.



Roland VP 330
Roland VP 330
Proprio grazie all'amato Jupiter 8, i Queen diedero vita a quell'arpeggio continuo che è la base di Radio Ga Ga. Oltre a questo fu usato anche il Vocoder VP 330 (Fig.07) della Roland per Machine (Or Back To Humans) e un pianoforte elettrico Yamaha CP80, escludendo Oberheim OBXa e Fairlight, seppur ancora in pieno uso.
 Dal vivo, Spike Edney (ex tastierista dei Boomtown Rats di Bob Geldof), fu chiamato a sostituire Fred Mandel. 
Nel suo setup live, facevano parte i soliti Jupiter 8 e Oberheim OB Xa con l'aggiunta del Roland VP 330 che Spike usava nel suo solo a metà spettacolo.




Nota: La necessita per i Queen di avere un tastierista aggiuntivo dal vivo va ricercata nell’impossibilità per Freddie di suonare un sintetizzatore, i cui suoni andavano modulati in tempo reale, e contemporaneamente cantare. Viceversa, c'è da dire che in studio, rarissimamente i Queen hanno lasciato suonare le tastiere a qualcun altro. Sottolineo infatti che i contributi di Spike Edney, Fred Mandel e Mike Moran, riguardano singole canzoni.

Tutte le parti di synth venivano suonate indistintamente dai membri della band. Brian e John perdevano davvero tante ore davanti a questi sintetizzatori, nella ricerca di qualche particolare sonorità: ciò è più che normale se consideriamo e conosciamo la sviscerata passione di entrambi per l'elettronica. Tra l'altro, lo stesso Roger ne fece un uso massiccio nei suoi album solisti, dove a livello di tastiere, suonò quasi tutto lui (escludendo l'epoca dei Cross, dove fu ingaggiato il solito Spike Edney).
 Freddie, al contrario, sembrava un pò meno attratto da queste tastiere anche se ne ha fatto largamente uso sia nei Queen, sia nel suo primo album solista: Mr Bad Guy. Ricordiamo che con un Oberheim OB Xa ha composto uno dei riff più belli della storia dei Queen, quello di Football Fight nella colonna sonora di Flash.

Fine anni '80 ad oggi


Yamaha DX7
Yamaha DX7
A partire da A kind of magic, iniziarono a fare la loro comparsa in studio, i primi strumenti digitali come la Yamaha DX7 (Fig.08), una tastiera che, secondo i Queen, si avvicinava molto di più alla concezione odierna di “strumento a tastiera”; utilissima per registrare gli archi e vari pads in Who wants to live forever, One Vision e in altri brani di quel disco. 
Abbandonato l'ormai datato Fairlight, i Queen iniziarono ad utilizzare un nuovo campionatore: l'E-mu Emulator II (Fig.09) che Spike aggiunse anche al suo setup live insieme alla fedelissima Jupiter 8 (per Radio Ga Ga era ancora più che necessaria), affiancati da due DX7, di cui una a disposizione di Brian per Who wants to live forever, oltre al fidatissimo Vocoder Roland VP330.


E-MU Emulator II
E-MU Emulator II
Da qui in avanti, possiamo dire che finì l'era gloriosa dei synth puri. Le case iniziarono a produrre nuovi modelli ogni anno e la concezione di workstation digitale andò quasi completamente a sostituire quella di synth analogico. Nuovi modelli si fecero strada, dapprima il Korg M1 (Fig.10), seguito dalla Roland D50 (Fig.11) e poi dalla D70, per proseguire con tanti altri di cui oggi è quasi impossibile tenere il conto. C’è da dire che per le registrazioni dell’LP Miracle fu utilissima la D50 della Roland per tutti i suoni di The Miracle, Scandal e Was it all Worth it.



Korg M1
Korg M1
Roland D50
Roland D50










Roland JD 800
Roland JD 800
Per Innuendo fu ripescata la DX7, utilizzata per gli strings di The show must go on. Nella stessa produzione si fece strada il Korg M1 utilizzato in quasi tutte le tracce: esempio lampante è Don't try so hard dove è ben evidente l'utilizzo di questa tastiera, grazie alla riconoscibilità di alcuni preset famosi di questo storico synth.

 Per il concerto tributo a Freddie, Spike Edney utilizzò il fido Jupiter 8 per Radio Ga Ga, affiancato dal Korg M1 e dal nuovo Roland JD - 800 (Fig.12) come tastiere, mentre come piano digitale fece il suo ingresso sul palco il Roland RD1000.



Brian utilizzò ancora la DX7 per eseguire Who wants to live forever. Stesso setup (escluso lo Jupiter 8) fu utilizzato da Spike per il Tour di Brian, Back to the light.

 Nelle successive registrazioni in studio purtroppo, avendo ben pochi riferimenti, è quasi impossibile risalire a cosa fu utilizzato, anche se presumibilmente grazie anche all'aiuto di Spike, probabilmente furono utilizzati i più recenti prodotti Korg e Roland, dato che in quegli anni, Spike è diventato ufficialmente endorser della Korg e, di conseguenza, viene accompagnato da questa marca in ogni sua esibizione. In tutti i suoi concerti Spike ha fatto uso di molti prodotti Korg, tra cui i Triton Extreme (Fig.13), l’organo ad emulazione CX-3, fino al Mini Vocoder MicroKorg (Fig.14).

Triton Extreme
Triton Extreme
MicroKorg
MicroKorg













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